Kirchner annuncia: «Sciolgo i servizi segreti»

 

 Geraldina Colotti, 27.1.2015 “Il Manifesto”

Argentina. Le indagini sulla morte del procuratore Alberto Nisman chiamano in causa l'intelligence fuori controllo

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La presidente argentina Cristina Kirchner annuncia la riforma dell'intelligence

 © Reuters

 

Sto­rica deci­sione in Argen­tina. La pre­si­dente Cri­stina Kirch­ner ha annun­ciato lo scio­gli­mento dei ser­vizi segreti, che d’ora in poi ver­ranno rior­ga­niz­zati come Agen­zia fede­rale dell’intelligence. A gui­dare il nuovo orga­ni­smo saranno un diret­tore e un vice, scelti dal potere ese­cu­tivo con l’approvazione del senato. Una svolta annun­ciata a oltre una set­ti­mana dalla morte del pro­cu­ra­tore Alberto Nisman, tro­vato senza vita nel suo appar­ta­mento in una zona esclu­siva e super-protetta di Bue­nos Aires. Appa­ren­te­mente, un sui­ci­dio, subitò però messo in dub­bio dalle inda­gini, che non esclu­dono l’ipotesi dell’omicidio o del sui­ci­dio indotto. Il pm, 51 anni, inda­gava sull’attentato sui­cida alla mutua israe­li­tica, Amia, com­piuto nel ’94. Vi furono, allora, 85 vit­time più l’attentatore, e molti feriti. Nisman è morto per un colpo di pistola alla tem­pia il giorno prima di un’audizione in par­la­mento: inten­deva accu­sare il governo argen­tino di aver nego­ziato con Teh­ran l’insabbiamento delle accuse con­tro alti espo­nenti ira­niani — ricer­cati per un ordine di cat­tura emesso da Nisman — in cam­bio di van­taggi commerciali.

Una tesi smen­tita dalla pre­si­dente con una lunga let­tera in cui ha rile­vato le stra­nezze del pro­cu­ra­tore, tor­nato pre­ci­pi­to­sa­mente dalle ferie per con­se­gnare un dos­sier di oltre 300 pagine ma di nes­suna con­si­stenza. Un falso dos­sier, secondo Kirch­ner e secondo molti osser­va­tori, fatto per­ve­nire a Nisman dai ser­vizi segreti, con cui intrat­te­neva stretti rap­porti. In par­ti­co­lare, si sospetta dell’ex uomo forte dell’intelligence, Anto­nio “Jaime” Stiuso, ex col­la­bo­ra­tore della pas­sata dit­ta­tura e poi uomo della Cia e del Mos­sad israe­liano, “sug­ge­ri­tore” costante del pm. Stiuso era stato recen­te­mente silu­rato pro­prio in virtù dei suoi tra­scorsi. Ieri, è arri­vato un ordine di arre­sto anche per Diego Angel Lago­mar­sino, altro per­so­nag­gio ambi­guo: un impie­gato che ha “pre­stato” a Nisman la cali­bro 22 da cui è par­tito il pro­iet­tile che l’ha ucciso, spa­rato a una distanza non cre­di­bile per un sui­ci­dio. Lago­mar­sino lavo­rava alla pro­cura, ma viveva al di sopra dei pro­pri mezzi, era intimo amico del pro­cu­ra­tore e — secondo una delle ipo­tesi — avrebbe fatto parte di una spe­ciale squa­dra di intel­li­gence per­so­nale for­mata da Nisman.

Chi ha indotto al sui­ci­dio Nisman? si è chie­sta Kirch­ner nella let­tera pub­blica. E durante l’annuncio sulla riforma dei ser­vizi segreti ha fatto notare che Lago­mar­sino, oltre a essere di oppo­si­zione, è fra­tello di un impor­tante rap­pre­sen­tante dello stu­dio Saenz Valiente, socio del gruppo Cla­rin (feroce avver­sa­rio del governo). Il tec­nico infor­ma­tico si è pre­sen­tato ai giu­dici subito dopo la morte del pm e ha ammesso di aver­gli pre­stato la 22. La giu­dice inca­ri­cata delle inda­gini su Nisman lo ha subito accu­sato di aver com­piuto un reato: in base all’articolo 189 bis del Codice penale è proi­bito for­nire un’arma a chi non pos­segga i requi­siti per por­tarla. E gli ha impe­dito di lasciare il paese. Secondo alcune testi­mo­nianze, il pm avrebbe chie­sto l’arma a Lago­mar­sino per­ché aveva rice­vuto una tele­fo­nata da Stiuso che gli diceva di dif­fi­dare della scorta asse­gnata alla sua pro­te­zione (10 agenti ventiquattr’ore su ven­ti­quat­tro). Lago­mar­sino non ha però rac­con­tato que­sto epi­so­dio alla giu­dice Fein. Per­ché ha voluto tenere fuori Stiuso dalle indagini?

Intanto, fa discu­tere anche la fuga del gior­na­li­sta argen­tino Damian Pach­ter, che per primo ha rive­lato la morte del pm con un twit­ter, il 18 gen­naio. Pach­ter ha detto ai gior­na­li­sti che il suo twit­ter potrebbe aver «rovi­nato i piani di qual­cuno», avendo fatto uscire la noti­zia della morte prima che fosse pos­si­bile alte­rare la scena del delitto. Il gior­na­li­sta ha soste­nuto di aver preso il largo per­ché «un agente» dei ser­vizi segreti lo avrebbe seguito «per diverse ore». Pach­ter è appro­dato in Israele, dove ha detto di «sen­tirsi al sicuro».

E men­tre la sini­stra plaude all’attesa riforma dell’intelligence e l’Iran smen­ti­sce ogni coin­vol­gi­mento, l’America latina pro­gres­si­sta fa qua­drato intorno a Cri­stina, soste­nendo la tesi del golpe per inter­po­sta magi­stra­tura, a nove mesi dalle ele­zioni pre­si­den­ziali. «Dopo aver fal­lito con l’aggressione eco­no­mica, ora pre­pa­rano quella poli­tica, come l’imboscata tesa alla com­pa­gna Cri­stina con la morte del pro­cu­ra­tore», ha detto il pre­si­dente della Boli­via, Evo Mora­les, e ha aggiunto: l’impero non per­dona né il Vene­zuela né l’Argentina, e sicu­ra­mente molti altri paesi pos­sono essere aggre­diti. Sic­come non pos­sono più fare colpi di stato cer­cano nuovi metodi per minac­ciare i pre­si­denti anti-imperialisti».